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Entrare ora nella Cava della Casa dell’Architettura di Roma, sita nell’ex acquario della città, può essere un’esperienza che richiede un certo stomaco. Ammetto: non ero affatto preparata a ciò che poi avrei visto e vissuto.

La prima reazione è stata quella del fascino: si è investiti da un mare di colori forti ed accesi. Verdi, rossi, blu, rosa, gialli brillanti e smaglianti sono intorno al visitatore che ne è completamente avvolto, immerso.

Ma appena questa prima sensazione passa e l’occhio comincia a posarsi con più attenzione su ciò che di fatto c’è sulle pareti un incubo prende forma e si vorrebbe imboccare nuovamente l’ascensore e scappare, ma contemporaneamente la fascinazione è grande e non si può smettere e staccare lo sguardo.

Bisogna indagare in ogni angolo, forse anche di se stessi.

Nulla è pacato in questo luogo, forse solo il fogliame ed i rami sono qualcosa di famigliare, ma nemmeno la cosa più naturale al mondo come la nascita si salva dalla trasformazione che l’uomo sta operando su se stesso e su ciò che lo circonda. E Nicola Alessandrini ce lo dice mezze misure.

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Hic Sunt Leones (particolare) – Nicola Alessandrini

Il bambino nella placenta non è tranquillizzante per nulla. E’ enorme, obeso, con mani già da vecchio. Forse può ricordare alla lontana un Klimt, ma è inquietante eppure lo sguardo deve tornarci sopra più e più volte per dirsi che in fondo è umano anche lui. Diverso, ma umano.

E l’uomo ormai trasformato in maiale che ricorda così da vicino La Città Incantata di Miyazaki, è un maiale cattivo e vorace di tutto ciò che lo circonda e non potrà mai più tornare ad essere uomo. Non c’è alcuna forma di riscatto.

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Hic Sunt Leones (particolare) – Nicola Alessandrini

E allora si continua la perlustrazione della Cava alla ricerca di un po’ di requie. Ci si rivolge alle forme totemiche di Giò Pistone nella speranza che almeno gli dei ci possano dare una mano. Lì forse ci si può appoggiare con maggiore razionalità, si può accettare meglio la trasformazione, ma gli incubi che noi stessi creiamo son lì e non c’è modo di gestirli.

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Hic Sunt Leones (particolare) – Giò Pistone

Certo si può tentare di convincersi che è solo Carnevale, ma questi dei non sembrano intenzionati a difenderci. Hanno denti aguzzi e lingue da serpente, dalle loro bocche escono mani. Sono essi stessi un composè inquietante e non ci sarà sacrificio sufficiente a saziare la loro fame.

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Hic Sunt Leones (particolare) – Giò Pistone

E quando poi incontrano i mostri che noi stessi abbiamo generato, non li sconfiggono (forse non sono più in grado di farlo), ma si fondono con loro dando origine ad una specie ulteriormente mutante ma assolutamente priva di felicità.

Una specie mutante che di nuovo noi stessi abbiamo creato.

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Hic Sunt Leones (particolare) – Giò Pistone e Nicola Alessandrini

E allora se avete il coraggio di trovarvi faccia a faccia con i vostri incubi più affascinanti e con i vostri pensieri più oscuri andate alla Cava. Alla fine in qualche maniera ne uscirete più leggeri.