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Le città sono realtà contradditorie forse per definizione. Tutte a loro modo. Roma non fa certo eccezione. Dai luoghi comuni: povertà/ricchezza, antico/moderno, sostenibilità/insostenibilità, ad ambiti più specifici, le contraddizioni sono attuate e immanenti.
Trasformare la città non è mai operazione banale, lo si fa sempre sulla testa di qualcuno o di qualcosa o creando ingiustizie, scontento.

Gaia

Gaia

Gaia, divinità femminile della mitologia greca sta per Terra, un delicato equilibrio tra natura ed uomo, tra animali (uomo compreso), piante e sviluppo.
Gaia però è anche il nome di un artista americano che nell’ultima parte del 2013 si è fermato a Roma, ed ha indagato a modo suo il tema della trasformazione delle città e di Roma in particolare. E forse più in generale della cultura.
Gaia è un artista di strada le cui installazioni non perdono mai di vista i temi della natura e dello snaturamento dell’uomo e del suo sradicarsi dalla cultura “madre” (la Terra madre in senso lato, ma anche no).
Così nelle sue installazioni “americane” si incontrano ritratti che si sovrappongono in trasparenza a paesaggi naturali. Colori caldi e brillanti. Un senso di tranquillità, ma forse anche una certa nostalgia per un tempo ed un mondo che in qualche maniera è andato perso.
Una visione romantica, almeno così la definirei, che sembra richiamarsi o almeno affondare le radici saldamente in quella pittura americana dell’ottocento, penso all’Hudson River School, che presto sfumerà in altro, facendo quasi dimenticare se stessa.

Gaia

Gaia

Almeno questo è quello che si percepisce dalle opere americane di Gaia. Gaia quindi è un artista romantico?
Nei muri che Gaia realizza a Roma nell’ultima parte del 2013 sembrano esserci altri temi.
La violenza con la quale la città è stata ed ancora è trasformata e trasfigurata, suggerisce a Gaia di abbandonare questi toni poetici e romantici, per spostarsi su tematiche più violente e dirette.

Qui giace uno il cui nome fu scritto sull'acqua - Gaia - Via Ostiense

Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua – Gaia – Via Ostiense

Va in giro con gli occhi ben aperti Gaia e certamente si informa e studia. Va a vedere le opere di De Chirico e dissemina i suoi lavori di citazioni. Ma è soprattutto colpito dalla trasformazione che la città subisce prima nel ventennio fascista e poi successivamente con l’urbanizzazione del Dopoguerra.
Le citazioni classiche di cui è disseminato il ponte ferroviario di Via Ostiense, che risentono delle influenze del vicino cimitero acattolico, e che ben si integrano con le forme geometriche di Martina Merlini o gli interventi di 2501

Gaia - Via Ostiense

Gaia – Via Ostiense

lasciano il posto ad una visione più sanguigna, carnale e sanguinolenta. E al ponte successivo, quello della metropolitana di San Paolo, ecco un busto classico con tutte le budella di fuori. Rosse e sanguinolente.
Sbudellare l’identità della città….
Più chiaro di così.

Sbudellare l'identità della città - Gaia - Metro San Paolo - Roma

Sbudellare l’identità della città – Gaia – Metro San Paolo – Roma

La città è stata violentata nel suo intimo. L’arte classica è stata ferita, la cultura tradita ed asservita ai caproni che con mani sporche di sangue, nonostante i loro vestiti eleganti ed orologi di marca, non riesco a nascondere la loro profonda ignoranza.
L’unica cultura che conta è quella del bieco guadagno sulla pelle dei più.

Un documento di civiltà. Un documento di barbarie - Gaia - Metro San Paolo - Roma

Un documento di civiltà. Un documento di barbarie – Gaia – Metro San Paolo – Roma

Un documento di civiltà, un documento di barbarie.
E quelle stesse mani, quegli stessi caproni, dicono di voler proteggere la cultura, di volerla rivalutare e di volerne fare una “pietra d’angolo”.
Se ci si pensa bene non è poi un tema così lontano dalla realtà che sperimentiamo quotidianamente in questo periodo storico.
Guardando questi due “muri” come fare a non pensare a Francesco Rosi e al suo “Le mani sulla città”. Rosi nel 1963 denunciava la speculazione e la corruzione a Napoli, ma in fin dei conti quella speculazione e quella rapacità dei caproni si è poi attuata in tutte le città italiane, in barba a qualsiasi piano regolatore ed in barba a qualsiasi esigenza del cittadino inteso come uomo.
Non una risposta è stata data non solo al bisogno di abitare, ma più in generale al bisogno di vivere la città in maniera dignitosa.
A Roma ragionando su questo e passando di quartiere in quartiere è impossibile non arrivare al quartiere dell’EUR.
Di una bellezza fredda ed inutile, come lo stesso Gaia lo definisce.
Ed eccolo lì, sul muro di San Paolo.

Il piccone demolitore e risanatore - Metro San Paolo - Gaia - Roma

Il piccone demolitore e risanatore – Metro San Paolo – Gaia – Roma

L’impianto scenografico che risente chiaramente di de Chirico, le fredde architetture del ventennio, la statua del Foro Italico e il Colosseo Quadrato, marciscono come banane, mentre il centro, in cui la gente ancora passeggia, ha forse ancora un’identità e cerca di sopravvivere.
Ed anche le nuove “Nuvole” inutili perché nulla nel nulla, nulla possono contro la furia spicconatrice…. Ricordata da una silhouette ben nota che si staglia sulla sfondo.
Mi sembra che al momento abbiamo visto all’opera solo il piccone demolitore. Siamo ancora in attesa di vedere il piccone costruttore. Ma forse ognuno dovrà fare da se.
Partire dal piccolo per arrivare al grande.

P.S.: Le foto dei muri di Gaia che non sono a Roma sono prese dall’album su Flickr dell’autore e si possono vedere insieme alle altre a questo link: http://www.flickr.com/photos/gaiastreetart/12664671623/