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E dunque l’indecisione su cosa scrivere è stata lunga. Tanti i ripensamenti e all’improvviso capisco che le parole che viaggiano hanno trovato una stazione intermedia ed è il momento di parlarne qui, dopo aver parlato della fascinazione della calligrafia.
Penso alla potenza della parola e della grafica e del colore insieme e la vedo moltiplicarsi quando la superficie non è più quella di un muro ma diventa quella di un treno, di un treno in movimento.

Stazione Campi Flegrei - Napoli

Stazione Campi Flegrei – Napoli

Stazione Campi Flegrei - Napoli

Stazione Campi Flegrei – Napoli

Quasi una cosa futurista.

Fortunato Depero e Futurballa

Dinamica dell’azione, Prampolini e Espansione dinamica + velocità, Futurballa

Treni di tutti i tipi diventano tavolozze in movimento che entrano per qualche breve istante nel nostro campo visivo e nella testa ci rimangono di certo più a lungo

Stazione Metro Piramide - Roma

Stazione Metro Piramide – Roma

Stazione Ostiense - Roma

Stazione Ostiense – Roma

O che si fermano nelle nostre stazioni colorando anche quelle giornate dal cielo bianco che sembrano non finire mai.

Stazione Termini - Roma

Stazione Termini – Roma

In quei treni affollati e sporchi dove ci si accalca che nemmeno le sardine.

Stazione Termini - Roma

Stazione Termini – Roma

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Stazione Termini – Roma

E il colore sale pure sopra i finestrini coprendoli.

Stazione Valle Aurelia - Roma

Stazione Valle Aurelia – Roma

Stazione Valle Aurelia - Roma

Stazione Valle Aurelia – Roma

Stazione Valle Aurelia - Roma

Stazione Valle Aurelia – Roma

E il colore sul vetro crea uno spazio ovattato, quasi privato anche se sei insieme a centinaia di persone. Una specie di caleidoscopio dove sei uno dei pezzetti di vetro che lo specchietto riflette.

Inside - Roma

Inside – Roma

E perché poi
….un treno tutti i giorni passava per la sua stazione
un treno di lusso, lontana destinazione….

allora anche i muri di accesso alla stazione e quelli tra una stazione e l’altra possono diventare lavagne, le parole e le lettere iniziano a viaggiare pure restando ferme.
Come messaggi lasciati dentro bottiglie e poi ritrovati tutti insieme lungo una spiaggia e dispiegati.

Stazione Ostiense - Roma

Stazione Ostiense – Roma

Stazione Ostiense - Roma

Stazione Ostiense – Roma

Walked out this morning
Don’t believe what I saw
A hundred billion bottles
Washed up on the shore
Seems I’m not alone in being alone
A hundred billion castaway
Looking for a home

Stazione Tiburtina/Stazione Tuscolana - Roma

Stazione Tiburtina/Stazione Tuscolana – Roma

Stazione Tiburtina/Stazione Tuscolana - Roma

Stazione Tiburtina/Stazione Tuscolana – Roma

Stazione Tiburtina - Roma

Stazione Tuscolana – Roma

Stazione Tuscolana - Roma

Stazione Tuscolana – Roma

E non so voi, ma io viaggio meglio se dal finestrino vedo una carota di Nemo che sogghigna.

Nemo - Stazione Tuscolana - Roma

Nemo – Stazione Tuscolana – Roma

E infine mentre scrivevo e pensavo alle sensazioni che lasciano le parole e le lettere che silenziosamente colorano i viaggi mi sono imbattuta sulla pagina Facebook di BOL23 (https://www.facebook.com/bol23?fref=ts) in questi
“Ricordi olfattivi”:
Una delle cose che mi rimarrà sempre impressa nella memoria di quei tempi è “l’odore dei treni”. Un odore forte e penetrante, metallico, misto a grasso e muffa. Probabilmente generato dall’usura dell’apparato frenante delle carrozze, mi rimaneva sui vestiti. Si mischiava al sudore dello sforzo e della paura (che provavo ad anestetizzare con l’adrenalina data dal rischio di essere preso, catturato). La yard (deposito dei treni) era satura di quell’odore e della gioia scomposta dell’attimo finale, quello delle foto dei pezzi (graffiti), fatte di giorno, come di abitudine nel non-luogo dove dipingevamo abbastanza tranquillamente anche in 15 persone. Si, eravamo abbastanza rilassati, ma sempre pronti ai quei 100 metri, percorribili in tempi olimpionici, che dividevano la yard dalla città dove saremmo tornati invisibili, almeno finchè il treno da noi dipinto non avesse ricominciato a girarne le strade ferrate. Un odore che nelle foto chiaramente non si vede, ma che ora puoi almeno immaginare.

P.S.: La foto dell’opera “Dinamica dell’azione” di Prampolini è stata scaricata dal sito: http://artrotter.wordpress.com/2013/06/16/novecento-a-forli/