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Partenope - Bosoletti - Materdei - Napoli

Partenope – Bosoletti – Materdei – Napoli

Si erge maestosa la Partenope di Materdei e guarda lontano, oltre quella contingenza che è qui ed adesso.
Bellissima, con pacatezza quasi con consapevolezza di se e del mondo, Partenope guarda lontano come la tradizione ci ricorda che ha sempre fatto:

“….Invero ella era bellissima: era l’immagine della forte e vigorosa bellezza che ebbero Giunone e Minerva, cui veniva rassomigliata. La fronte bassa e limitata di dea, i grandi occhi neri, la bocca voluttuosa, la vivida candidezza della carnagione, lo stupendo accordo della grazia e della salute in un corpo ammirabile di forme, la composta serenità della figura, la rendevano tale.
Si chiamava Parthenope, che nel dolce linguaggio greco significa Vergine.
Ella soleva sedere sull’altissima roccia, fissando il fiero sguardo sul mare, perdendosi nella contemplazione delle glauche lontananze dello Ionio. Non si curava del vento marino che le faceva sbattere il peplo, come ala di uccello spaventato; non udiva il sordo rumore delle onde che s’incavernavano sotto la roccia, scavandola a poco, a poco.

Partenope (particolare) - Bosoletti - Materdei - Napoli

Partenope (particolare) – Bosoletti – Materdei – Napoli

L’anima cominciava per immergersi in un pensiero; oltre quel mare, lontano lontano, dove l’orizzonte si curva, altre regioni, altri paesi, l’ignoto, il mirabile, l’indefinibile. In questo pensiero la fantasia si allargava in un sogno senza confine, la fanciulla sentiva ingrandire la potenza del suo spirito e, sollevata in piedi, le pareva di toccare il cielo col capo e di potere stringere nel suo immenso amplesso tutto il mondo…..”

Insomma eccola la Partenope di Materdei descritta nelle Leggende napoletane di Matilde Serao, una sirena che non emerge dal mare, ma da un intrigo di rami e di foglie, così come anche Omero descrive le Sirene:

“…Le Sirene sedendo in un bel prato,
Mandano un canto dalle argute labbra,
Che alletta il passeggier: ma non lontano
D’ossa d’umani putrefatti corpi
E di pelli marcite, un monte s’alza…..”

Intorno alla Partenope di Materdei non ci sono “ossa d’umani putrefatti corpi”, ma certamente altri tipi di putrefazioni, di una città che da un lato vuole riemergere dalle proprie ceneri e dall’altro stenta a trovare la determinazione necessaria, attanagliata com’è dall’abbandono, a volte anche di se stessa.

Fontana delle zizze - Napoli

Fontana delle zizze – Napoli

Un abbandono da cui prepotente emerge la volontà di quelli che ribadiscono che un’altra realtà, un’altra dimensione sociale e culturale è possibile ed è assolutamente necessaria.
E i rami da cui si erge Partenope salgono e si intrecciano a quella collana di piume che ricorda come nell’antico le Sirene fossero esseri alati con corpo e testa di donna, che solo nel Medioevo si trasformarono nelle Sirene, chimere tra pesce e donna.

Partenope la grande madre, la dea grazie alla quale Napoli nasce:

“….La più bella delle civiltà, quella dello spirito innamorato; il più grande dei sentimenti, quello dell’arte; la fusione dell’armonia fisica con l’armonia morale, l’amore efficace, fervido, onnipossente è l’ambiente vivificante della nuova città.
Quando Parthenope viene a sedere sulla roccia del monte Echia, quando essa fissa lo sguardo sul Tirreno, più fido dello Ionio, l’anima sua si assorbisce in un pensiero. La regione ignota è raggiunta, il mirabile, l’indefinibile, ecco, è creato, è reale, è opera sua. E mentre la fantasia si allarga, si allarga in un sogno senza confine, Parthenope sente giganteggiare il suo spirito e sollevata in piedi le pare di toccare il cielo col capo e di stringere il mondo in un immenso amplesso….”

Partenope - Piazza Sannazzaro - Napoli

Partenope – Piazza Sannazzaro – Napoli



sembra a Materdei aver cambiato tempo e modo ed essere finalmente tornata a sollevarsi in piedi, a toccare il cielo col capo e a stringere il mondo in un immenso amplesso.

Qui ed ora, non più come possibilità e sogno, ma come realtà e certezza.
Ma non è questa l’unica versione del mito.
Sempre in Omero si racconta che Partenope incapace di accettare che Ulisse avesse resistito al suo canto e alla sua bellezza passandole davanti, si gettò in mare e si lasciò morire. Il suo corpo arrivò presso l’isolotto di Megaride, dove alcuni marinai lo raccolsero e lo seppellirono alzando un tumulo.
Su quel tumulo sarebbe poi sorto il Castel dell’Ovo.
Ecco la doppia natura del mito di fondazione e della stessa Partenope: vita e morte insieme, sono le due nature che abbracciano forte ancora questa città dove spesso l’alternanza tra luce ed ombra è pericolosa, poiché il trapasso dell’una nell’altra può avvenire con sorprendente rapidità.

Partenope - KNET - Napoli

Partenope – KNET – Napoli

Ciò nonostante un canto di sirena, per quanto pericoloso, forse pure ci vorrebbe per accompagnare quello sguardo della Partenope di Materdei. E forse da questo canto ci si dovrebbe lasciare incantare o almeno divertire come diverte la piccola sirena nella città vecchia che suona un organo. Due cuori, due nature, che sebbene diverse, a volte opposte, possono generare una grande musica che può sostenere quello sguardo rivolto in avanti.